"Omaggio a Ravel" - Fondazione Arena di Verona

2012-02-10

Knop e Kousouni, omaggio a Ravel e alla danza
FONDAZIONE ARENA. Ripetuti applausi al teatro Filarmonico. La coreografia di Renato Zanella crea atmosfere suggestive esaltate dalla qualità delle due interpreti principali.
Repliche da domani a giovedì

Nello scenario dello spettacolo dal vivo, spesso attraversato da crisi, la danza si mostra vitale. Dai programmi televisivi alle immagini pubblicitarie, dai teatri alle sale dove si programma il balletto, l'impressione è una: il favore del pubblico nei confronti di questo genere di spettacolo è in aumento. Un segnale di quanto oggi il balletto sia rampante si è avuto l'altra sera e ieri al Filarmonico con l'Omaggio a Ravel della Fondazione Arena, coreografato da Renato Zanella e conclusosi fra grandi accoglienze e ripetute chiamate da una sala gremitissima di pubblico.
Non è facile nel mondo della danza contemporanea appropriarsi di linguaggi e approfondire un campo di ricerca che a volte sembra così ristretto, eppure Renato Zanella è riuscito ad andare oltre, a catturare l'attenzione creando atmosfere suggestive in cui l'aspetto tecnico, seppure di formidabile qualità, è forse solo un valore aggiunto.
Tutto il resto, dalle sue scene minimaliste, all'utilizzo sapiente delle luci, ha contribuito a esaltare la pienezza dell'interpretazione, perché la danza, anche fatta di piccoli accorgimenti e con pochi mezzi a disposizione, sia sempre e solo un'emozione.
E a proposito di emozione, la coreografia dinamica, articolata e ispirata di Zanella ha scelto Ravel per quel senso prospettico che è il vero punto di forza del suo impressionismo, mischiando elementi contemporanei con un ricco linguaggio gestuale in cui non sono mancati difficili evoluzioni acrobatiche, tra passi a due, ed efficaci momenti di insieme a cui la compagnia di danza areniana ha contribuito con tutto l'apporto e l'entusiasmo di cui dispone.
All'apertura di sipario, l'étoile berlinese Beatrice Knop, morbida e delicata, con una tecnica fortissima e gambe mozzafiato, ha dato il via allo spettacolo improntato sulle note di Valses nobles et sentimentales e di La Valse. In un'atmosfera pallida e rarefatta l'hanno accompagnata nove coppie di ballerini in costumi bianchi e neri, eseguendo una serie di valzer stilizzati. Nel versante femminile si sono ben distinte Scilla Cattafesta, Annamaria Margozzi, Ilenia Montagnoli, Alessia Gelmetti e Amaya Ugarteche. Queste ultime due anche eccellenti protagoniste, assieme a Evgenij Kurzstev, della raffinata pagina della Pavane successiva, con le sue armonie vuote e l'espressione dolente della melodia a significare il cordoglio per la morte di una fanciulla.
Nella ripresa è poi emersa la forte personalità fisica di Maria Kousouni, che nel Bolero, saldamente attorniata da Luca Condello, Marco Fagioli, Pietro Occhio e Tommaso Renda, ha fatto vedere evoluzioni da manuale, con una serie di movimenti disarticolati, grande fluidità, tecnica impeccabile, supportata da una forte interiorità. La danzatrice greca ha mostrato come il Bolero di Ravel non sia solo l'apoteosi della potenza espressiva, grazie al rapimento ipnotico indotto dal suo tema ripetuto ossessivamente, ma anche uno smagliante vocabolario da cui trarre spunti di danza affascinanti e ideali per corpi musicali, atletici e scattanti come il suo. Discreta si è rivelata, proprio con Bolero, la direzione di Peter Tiboris alla guida di un'orchestra areniana purtroppo fastidiosamente debordante nelle sezioni di ottoni e percussioni. Successo pieno comunque per tutti. Repliche da domani a giovedì alle 20.30.

Gianni Villani


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