"Omaggio a Stravinsky" per la Fondazione Arena

2011-02-26

Omaggio a Stravinsky

febbraio 26, 2011
Giorgio Bagnoli

Verona, Teatro Filarmonico, Stagione Lirica 2010-2011

“OMAGGIO A STRAVINSKY”

Spettatolo di balletto su musica di Igor Stravinsky
Coreografia, scene, costumi, luci Renato Zanella
“APOLLON MUSAGETE”
Apollo GIUSEPPE PICONE
Tersicore ILENIA MONTAGNOLI
Zeus GIOVANNI PATTI
Leto GHISLAINE VALERIANI
Calliope BOJANA NENADOVIC OTRIN
Era ELISABETTA CANDIDO
Polimnia SCILLA CATTAFESTA
“L’OISEAU DE FEU”
Oiseau de feu MARIA KOUSOUNI
Principessa ILENIA MONTAGNOLI
Principe Ivan ANTONIO RUSSO
Katschej PIETRO OCCHIO
Solisti, corpo di ballo e orchestra dell’Arena di Verona
Direttore Wiktor Bockman
Prima rappresentazione assoluta
Nuova produzione della Fondazione Arena di Verona
Verona, 22 febbraio 2011


Per questo quarto titolo della stagione lirica invernale della Fondazione Arena di Verona, possiamo applicare quel famoso detto che dice:”la qualità paga”. Visto che si è dovuto aspettare l’arrivo del “ciclone” Zanella per dare il primo scossone al pubblico veronese afflitto da una sorta di indifferenza endemica verso la stagione lirica del Teatro Filarmonico (la recente Manon Lescaut è stata salutata da vistosissimi “vuoti”, aldilà del valore dell’allestimento di Vick). Questo “Omaggio a Stravinsky”, poi sfata anche la convinzione che la qualità debba essere legata a produzione costose. Possiamo anzi azzardare che, a tutt’oggi, questo spettacolo è stato quasi sicuramente il più economico per la Fondazione e, per la legge del contrapposto quello che ha raccolto il maggior sucesso di pubblico.
Il coreografo veronese “transfuga” (e non poteva essere altrimenti), ha creato uno spettacolo “economicamente sostenibile” nell’allestimento elegantemente astratto, ma efficace, dello stesso Zanella, che diventa proiezione del suo linguaggio coreografico che, prima di tutto ha il grande pregio di essere “musica”. Raramente capita di vedere un tale armonia tra la ricchezza coloristica delle partiture stravinskiane, per altro ben interpretate dall’orchestra areniana, diretta con piglio sicuro dal M°Wiktor Bockman e il gesto danzato. Zanella crea e trasfigura la musica in una gestualità che non è mai banale o fine a stessa ma sempre fortemente legata alla creazione drammatica e al ritmo musicale. Tutto questo aldilà del valore creativo di due lavori originali nei quali Zanella trasforma il mito di Apollo nell’evoluzione di un uomo che, incontrando le Muse “raggiunge una dimensione superiore”. Sublimato nell’arte, ora diventa Apollo e nudo, avvolto in un ampio mantello, trasfigurato da una luce abbagliante, si avvia verso il fondo del teatro dove si apre un grande sipario che segna l’inizio della nuova vita delluomo ora diventato artista. A questa rivisitazione del Mito, Zanella contrappone la dimensione favolistica dell’ Uccello di fuoco. Qui la danza ritrova la sua dimensione più marcatamente narrativa, rimanendo pur sempre in un linguaggio stilizzato mai ridondante. In entrambe le creazioni spicca la capacità del coreografo di valorizzare la tecnica e la personalità di ogni interprete sulle quali Zanella crea ad hoc i ruoli. Giuseppe Picone (Apollo) emerge per la qualità del movimento limpidamente classica, la bellezza serena che si evolve via via verso l’elevazione apollinea. L’uccello di fuoco di Maria Kousouni ha un dolce incanto femminile, quasi malinconico, misterioso, lontano. Ogni altro interprete di Apollon Musagète e di Uccello di fuocoda Ilenia Montagnoli (Tersicore, Principessa), Giovanni Patti (Zeus), Ghislaine Valeriani (Leto), Bojana Nenadovic Otrin (Calliope), Elisabetta Candido (Era), Scilla Cattafesta (Polimnia), Antonio Russo (Principe Ivan), Pietro Occhio (Katschej) hanno trovato una loro perfetta caratterizzazione fisica, psicologica ed estetica, grazie ai costumi dello stesso Zanella. Ottima prestazione da parte di un corpo di ballo particolarmente galvanizzato. Successo più che caloroso da parte del folto pubblico. Invitiamo chi conta nella Fondazione Arena a far sì che la presenza di Zanella non sia un “caso isolato”, ma che sia l’inizio di un’apertura verso altri a riflettere sull’opportunità di un suo ritorno così di avere altre firme della danza con nuove creazioni.


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