Zanella: acqua torbida in Italia.

2007.11.07

Zanella: acqua torbida in Italia.Troppa insicurezza e approssimazione.
Danza - L'esperienza di un italiano all'estero.

Renato Zanella, 46 anni, è il coreografo che firma il balletto "Peer Gynt", messo in scena all'Opera di Roma in questi giorni, con l'orchestra e il corpo di ballo del teatro, diretti da Peter Tiboris. La regia è di Beppe Menegatti, interpreti principali Carla Fracci, Egon Madsen, Alessandro Molin, Alessio Carbone, Mario Marozzi, Sara Loro, Gaia Straccamore, Guido Pistoni, Kristine Saso, Myrna Kamara.
Zanella è tornato a lavorare in Italia dopo molti anni passati all'estero. Dopo la maturità scientifica a Verona, ha completato la sua formazione di balletto a Cannes presso il centro di danza internazionale, nel 1982 ha ottenuto il primo ingaggio come ballerino a Basilea, nel 1985 è passato al Balletto di Stoccarda, dove nel 1993 è stato nominato coreografo residente. Quindi, nel marzo dello stesso anno è passato a Vienna, nominato direttore del Balletto dell'Opera di Stato, di cui è stato anche direttore artistico della scuola di balletto. Nel 2005 ha lasciato l'Opera di Vienna, per dedicarsi come freelance alla coreografia e alla regia.
Oggi è in Italia, ma domani sarà a Zurigo, poi a San Francisco, poi in Germania, poi a Chicago, e via dicendo.
Un'esperienza interessante che gli fa dire: "All'estero c'è molto più rispetto per la danza, più che in Italia, dove per altro c'è un'enorme creatività. Qui ci sono tanti artisti che, però, se ne vanno per trovare spazio e lavoro in altri Paesi".

Zanella, perchè ha lasciato l'Italia?
"Perchè già alla prima audizione ho capito come funzionavano le cose. In un modo che a me, proveniente da una famiglia di imprenditori, non piaceva. Abituato a veder lavorare i miei in squadra per raggiungere un obbiettivo, mi sono ritrovato nella casualità, nel rinvio eletto a norma, nel rimpallo di responsabilità. Non mi piaceva".

E a Vienna quale situazione ha trovato?
"Lì ho trovato una situazione diversa, dominata da un fattore che qui in Italia non esiste: la continuità.
Continuità significa chiarezza su tutta la struttura del sistema: sovvenzioni chiare, budget discusso per tempo, calendario certo, tutti i contratti firmati al momento della presentazione alla stampa degli spettacoli".

L'Opera di Stato di Vienna con quali tempi programma le stagioni?
"Con due anni di anticipo rispetto alla messa in scena. Per esempio, il cartellone del 2007 è stato tutto definito, in tutte le sue parti artistiche ed economiche, nel 2005. L'Opera di Vienna lavora con questi tempi perchè sa anche con certezza quali sono i finanziamenti su cui può contare. E il budget pubblico non viene mai decurtato, ma piuttosto sempre aumentato. L'Opera di Vienna non è una fondazione, ma una società per azioni sostenuta dallo Stato e anche dai privati, non si trova mai di fronte alla situazione scandalosa che vediamo in Italia, dove tutto si decide all'ultimo momento e il finanziamento statale si conosce quando la stagione è già iniziata".

Se una fondazione lirica italiana le proponesse un incarico stabile, tornerebbe in Italia?
"Sono italiano, il mio cuore è qui e, lavorando con l'Opera di Roma per il "Peer Gynt", ho apprezzato quanto c'è di bello nel nostro Paese, ma ho anche notato i problemi.
In Italia manca la programmazione e la continuità, e quindi la tranquillità. Nureyev, che pur era un terremoto, diceva: "La danza deve lavorare tranquilla". E aveva ragione, perchè la danza è un lavoro difficile, che ha bisogno soprattutto di tranquillità. Un ballerino in scena deve essere messo in condizione di pensare solo alla danza, senza altre preoccupazioni. E' incredibile per me pensare che un direttore di compagnia in Italia fino all'ultimo minuto non sappia se il suo incarico sarà rinnovato. Lo giudico un atteggiamento terroristico. Sembra che all'Ialia piaccia l'insicurezza, come se esistesse un non-sistema secondo cui nell'acqua torbida ci si muove meglio. Strano modo di lavorare!".


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