"Peer Gynt" Teatro dell´Opera di Roma

2007.11.10

Corriere Della Sera , Venerdi 9 Novembre 2007
Mario Pasi

Un felice Peer Gynt moltiplicato per tre

Un nuovo balletto italiano a serata intera, un racconto ispirato a un grande tema letterario, una coreografia bella e sicura: quasi un miracolo. Se poi il successo è pieno e caloroso per l 'eccellente interpretazione la sorpresa è totale. All'Opera di Roma (repliche fino a domenica) è nato «Peer Gynt» , tratto dal celebre testo di Ibsen, musiche di Grieg, regia e idea vincente di Beppe Menegatti, coreografia di Renato Zanella, già direttore del ballo dell'Opera di Vienna; e in contro tendenza rispetto alle disperazioni del «modern», è stato rimesso in vita un vero balletto dove soprattutto si danza e si suscitano emozioni.
Peer Gynt è un personaggio singolare della cultura scandinava: è un giullare anarchico, un ribelle sfortunato, un seduttore impaurito; è anche un avventuriero senza avvenire. Dove appare, provoca disastri e subisce punizioni. Questo Arlecchino norvegese che fa soffrire la madre e tutte le donne che incontra, che possiede perfino la figlia del re dei Trolls, che diventa schiavista e finisce in manicomio per poi tornare vecchio e deluso dall'unica donna che ha saputo aspettarlo, Solveig, è forse l'eco del «sogno del sud», delle mille e una notte dei fiordi, delle favole dei boschi evocate da Shakespeare e l'avventura esotica fine ottocento.
Nel balletto Peer è triplicato nelle sue età: ventenne ha lo smalto e lo slancio di Alessio Carbone, stella brillantissima dell'Opera di Parigi; a quaranta, la matura prestanza di Alessandro Molin; a sessanta, lo stile prezioso del glorioso Egon Madsen. Questa soluzione rende più chiara una storia per niente semplice, per altro scandita dalle amate musiche di Grieg e raccontata con tratti veloci che si alternano a dolci parentesi sentimentali. Zanella ha scritto un balletto pieno di idee e di energie, dando a Peer una vera umanità non priva di comicità. Alla madre (che è Carla Fracci, che qui crea con intensità sprofondissima un nuovo unico personaggio prezioso) dona verso la fine anche un momento di struggente amore verso il figlio triplicato; alle donne amate (i loro nomi sono Sara Loro, Kristine Saso, Gaia Straccamore, Myrna Kamara) un ventaglio di bravure nella tradizione dei balletti d'azione del'900.
La musica è stata diretta con gusto e ispirazione da Peter Tiboris, altra sopresa della serata; la bella scena di gusto Liberty in vetro e metallo con panelli sali scendi che replicano quadri e disegni di Ibsen e Munch è di Cristian Biasci; i costumi sono stati disegnati da Elena Mannini in perfetta aderenza al clima estetico del Nord, con echi di Bergman, della Cullberg e perfino di Fellini. Mario Marozzi, molto elegante, è il grande burattinaio della saga, ovvero Ibsen, Senza ombra l'esecuzione alla riprova della reale crescita in qualità per mano della Fracci del balletto romano.


< Zurück

English
Italiano
';